Catania: Truffavano le banche con il “ritardo informatico”: 14 denunciati

I Carabinieri della Stazione di Catania Piazza Verga hanno notificato a 14 catanesi, 8 donne e 7 uomini di età compresa tra 63 e 26 anni, un avviso di conclusione delle indagini preliminari per i reati di associazione per delinquere e truffa.

L’attività di indagine è stata avviata nel 2014 a seguito della segnalazione di alcune movimentazioni sospette ai danni di diversi istituti bancari e postali della provincia, analizzando le quali i Carabinieri hanno scoperto l’esistenza di un ingegnoso sistema di truffa attuato dalle 14 persone indagate che permetteva di prelevare ed utilizzare denaro in realtà mai versato sui conti correnti sfruttando il cosiddetto “ritardo informatico” e, cioè, quel vuoto temporale nel quale gli effetti bancari vengono effettivamente tramutati in disponibilità economica all’avente diritto ancor prima che, di fatto, l’istituto di credito abbia effettuato gli accertamenti necessari sulla solvibilità dell’assegno e del suo traente.

Il gruppo criminale aveva escogitato un sistema di per sé semplice ma al tempo stesso efficace che, in particolare, si avviava con l’apertura di nuovi conti correnti tramite artifizi e raggiri, a cui seguiva un minimo versamento di denaro che, così, permetteva di ricevere i relativi carnet di assegni e carte bancomat.

La tappa successiva era quella di versare su un conto corrente, così attivato, assegni di altro istituto bancario e/o postale per importi considerevoli, emessi da complici che avevano contemporaneamente acceso altri analoghi c/c.

Ciò ottenuto, atteso il breve lasso di tempo che consentisse al sistema informatico di rendere effettivamente disponibile la somma versata (ma senza, concretamente, aver ancora compiuto le dovute verifiche), il gruppo allo scoccare della mezzanotte provvedeva nell’arco di qualche ora al massimo ad attingere alla somma così resa disponibile tramite operazioni “on line”, bonifici, versamenti su carte prepagate e prelievi di denaro in ATM e ricariche telefoniche, sino a svuotare il conto.

Il sistema aveva previsto anche la creazione di una fittizia attività commerciale intestata ad uno dei sodali all’organizzazione, attraverso la quale potevano utilizzare all’occorrenza il sistema POS con le carte bancomat dei complici per simulare falsi pagamenti, così da velocizzare le operazioni di incasso.

In tal modo il gruppo, in poco meno di due mesi, si era impadronito di circa 45.000,00 euro.