Verbania: La Sicilia ieri, la Sicilia oggi

La Sicilia degli anni’80-90 era teatro di cruente lotte mafiose  per il dominio del territorio.

A Palermo, Totò Reina “dettava legge” insieme con il cognato Leo Luca Bagarella, Giovanni Brusca e Bernardo Provenzano, attraverso il controllo e contatti con la ‘ndrangheta calabrese ed infiltrazioni mafiose nei contesti maggiormente rappresentativi dello Stato, Polizia, Magistratura, Politica.

Giovanni Brusca, definito il braccio destro del clan di Corleone, località in cui prestò servizio il generale Dalla Chiesa, porta sulla “coscienza” la morte di più di 150 omicidi.

Allo Stato attuale, l’unico latitante è Matteo Messina Denaro della cosca di Trapani, a cui la magistratura ha sequestrato tutti i beni riconducibili alle sue attività criminose, perché l’unica Legge da rispettare è quella dello Stato di diritto.

A Catania, “comandava” Benedetto Santa Paola detto Nitto. Tutti condannati all’ergastolo e sottoposti al regime c.d. 41 bis O.P..

Proprio all’inizio degli anni’80 furono trucidati Piersanti Mattarella, Presidente della Regione Sicilia e il sindacalista Pio La Torre.

Nel 1982 fu istituito l’art.416 bis c.p., il quale al co.3 prevede il metodo mafioso.  

Quando negli anni’90, trovarono la morte i magistrati Falcone e Borsellino, l’opinione pubblica si ribellò alla politica ed ebbe inizio un lungo percorso di risveglio delle coscienze, una vera e propria rinascita sociale e furono severamente contestati il Presidente Oscar Luigi Scalfaro e il capo della polizia Parisi, per non aver “tutelato” i servitori dello Stato.

La Sicilia oggi guarda al passato con profondo senso di nostalgia e rammarico, tuttavia le Forze dell’Ordine e la magistratura hanno restituito a questa splendida terra un’immagine di forza e giustizia nell’ambito della lotta alla macro e micro criminalità e in particolare attraverso un controllo capillare del territorio per scongiurare ogni legame terroristico.

E’ fondamentale il potenziamento degli strumenti di contrasto, incrementando il numero di risorse umane impiegate sul territorio, estendere la figura del poliziotto e del carabiniere di quartiere dalle grandi città ai piccoli comuni, affinché ci siano più uomini e più mezzi al servizio dei cittadini, incrementando gli impianti audiovisivi e le verifiche a cura della Polizia Postale per far soccombere ogni tentativo stragista, considerando che la miglior forma di sicurezza parte dalla collaborazione e dalle segnalazioni dei cittadini in sinergia con le Forze dell’Ordine.

Rammentiamo la Direttiva 2012/29/UE in materia di protezione delle vittime di reato, con particolare attenzione agli artt. 22, 25 e 9. Oggi, le associazioni di tipo mafiose le riscontriamo soprattutto nel Lazio, attraverso “Mafia Capitale” e la Mala del Brenta in Veneto.

Dr.ssa mag.le Francesca Accetta

Specializzata in professioni legali

Esperta in criminologia e psicologia forense

Polizia Penitenziria