Verbania: Maggiori garanzie genitoriali

La donna oggi, spesso impegnata come lavoratrice-madre, lavoratrice-studente, per la crescita dei figli, arriva la sera a casa dove svolge le mansioni di casalinga, essendo molto diffuso nella società odierna il fenomeno dei nuclei monoparentali. Il D.Lgs. 80/2015, sulla scia dell’art.1, L.183/2014 ( Jobs Act ), ha ampliato le misure di tutela, al fine di conciliare gli impegni quotidiani. Fra le varie garanzie, allo stato attuale, sussiste l’obbligo di astenersi dal lavoro due mesi prima del parto e nei tre mesi successivi al parto, tuttavia è prevista la c.d. flessibilità all’astensione obbligatoria, qualora la donna decida di procrastinare il congedo per inizio maternità. La Legge di Bilancio 2017, ha prorogato fino al 2018, il congedo obbligatorio di paternità, da fruire entro 5 mesi dalla nascita del figlio, per un periodo di quattro giorni, nel 2018. L’astensione obbligatoria del padre, nel periodo post partum, è prevista per casi specifici ossia, per la morte della madre, in caso di defezione da parte della mamma, per grave infermità della stessa e nell’ipotesi di affido esclusivo al padre. In queste ipotesi il papà potrà richiedere il periodo spettante alla madre, con le medesime condizioni giuridiche, previdenziali ed  assistenziali previste per il congedo di maternità. È doveroso ampliare tale periodo retribuito, in virtù della gravità delle ipotesi prospettate. In merito al congedo parentale è prevista l’astensione facoltativa per i primi 12 anni di vita del bambino, così suddivisi: 6 mesi continuativi o frazionati per la mamma, 6 mesi consecutivi o frazionati per il papà elevabili a 7, se decida di astenersi dal lavoro per un periodo continuativo o frazionato non inferiore a tre mesi, 10 mesi continuativi nei riguardi di un solo genitore. In merito ai permessi non retribuiti, in caso di figlio con un’età inferiore a tre anni è prevista l’assistenza del genitore per la durata della malattia, tra i 3 e gli 8 anni sono concessi 5 gg. non retribuiti. È necessario intervenire in tal senso poiché la mancata retribuzione in caso di assistenza al figlio minore, significherebbe sottrarre ulteriori già compressi diritti genitoriali. Infine, per i nuclei monoparentali, è sancita l’esenzione dal turno notturno fino al compimento del dodicesimo anno di età del bambino, ed in tal senso, nella mia qualifica di responsabile sindacale autonoma, proporre pertanto, l’opportunità di estenderla a 14 anni, in virtù dei disagi a cui va incontro l’unico genitore affidatario. Quindi, per il nuovo anno, auguro alle mamme e ai papà, maggiori tutele e garanzie.

         Francesca Accetta