Napoli: “La natura può redimere”

Lo Stato ha sequestrato un’infinità di terreni alle famiglie malavitose, che spesso rimangono incolti. Si nota da parte di tanti giovani, interesse ad avvicinarsi all’agricoltura, magari bio, come forma di lavoro. Sarebbe opportuno impiegare quei terreni per dare uno sbocco creativo per i detenuti, nel momento in cui hanno espiato la pena. Questo chiaramente prevede, durante la fase restrittiva della libertà, una preparazione, in modo da rendere proficuo questo nuovo lavoro.
In particolare, presso la Casa Circondariale di Pozzuoli, una madre con la propria figlia si prende cura di uno spazio verde, coltivando prodotti locali e, in numerosi Istituti Penitenziari, si svolge un’intensa attività legata al mondo ortofrutticolo.
Una proposta allettante, sarebbe coinvolgere la popolazione detenuta, ai fini del reinserimento sociale, nella preparazione di carri in fiore da far sfilare durante le feste patronali.  
Ricordiamo tra i riferimenti normativi sull’argomento della L.354/’75 (Ordinamento Penitenziario), l’art.15 rubricato “Elementi del trattamento” e l’art.20 inerente il lavoro penitenziario
Veder germogliare il fiore della legalità laddove lo spazio è stato macchiato dal sangue della criminalità, rappresenta la bellezza di una rosa che nasce nel deserto e la vittoria dell’onestà.
Francesca Accetta (madre, giurista, assistente di polizia Penitenziaria, esperta in criminologia e psicologia forense, iscritta al Foro dei praticanti di Avellino, specializzanda in Professioni Legali Federico II Napoli), in collaborazione con l’amico e mentore Raffaello Cuter