Pozzuoli:”A tavola con “Le Lazzarelle””

Il lavoro per i detenuti e le detenute rappresenta l’unico sbocco per rinascere e per ricostruire con gusto e in allegria il reinserimento nella società, sia durante la fase intra moenia che dopo aver scontato la pena. Durante la vita detentiva viene offerta la possibilità di frequentare corsi di cucina, di pasticceria, si impara a fare il pane, la pizza ma anche corsi improntati sulla fantasia, la semplicità ed il grande impegno dei volontari. Ad es., presso la C.C. Pozzuoli, le volontarie Patrizia, di origine tedesca e Melania, napoletana, portano avanti con grande passione il corso di decoupage, creando dolci quadretti  attraverso l’impiego di tovaglioli decorati e lavorando il legno. Questa iniziativa potrebbe trovare prosecuzione oltre la vita detentiva, grazie a contatti e contratti duraturi nel tempo col mondo del lavoro, quali collaborazioni con negozi di bomboniere, articoli da regalo, souvenirs, fabbriche d’artigianato. Tuttavia presso la Casa Circondariale di Pozzuoli, non deve mancare “na tazzulella e cafè”, dove l’odore del caffè “Le Lazzarelle” rappresenta il biglietto da visita dell’Istituto e dato in dono alla Polizia Penitenziaria in occasione delle festività. Per evidenziare in particolar modo le capacità delle detenute e poter vedere una grande luce, oltrepassato il tunnel della restrizione della libertà, si potrebbe dar vita, attraverso lo stanziamento di fondi, ovvero attraverso il riutilizzo di beni sequestrati alla mafia. All’Agriturismo musicale “Le Lazzarelle”, un progetto in rosa, che vedrebbe coinvolte donne, dopo la pena detentiva che hanno frequentato i corsi sopra menzionati con risultati soddisfacenti. Si evidenzia che l’Amministrazione Penitenziaria aveva già avviato un Progetto di continuità lavorativa c.d. Management Work, per accompagnare i detenuti al momento del completamento della pena, verso un percorso lavorativo. “Il carcere deve essere una fase di resurrezione, di rinascita e, divulgare le attività svolte con l’intento di rieducazione e reinserimento nella vita sociale, è importante affinché nell’opinione pubblica, si superi l’idea che una persona che ha sbagliato non riesca a redimersi, offrendo la possibilità di impiegare attivamente le qualifiche percepite durante la vita detentiva, nel mondo del lavoro”, lo affermo, insieme con l’amico e mentore Raffaello Cuter, già volontario presso il Carcere Minorile di Pisa, San Silvestro.
La legge dispone sgravi fiscali per le imprese che assumono detenuti o che svolgono attività formative nei loro riguardi. Nel dettaglio, la popolazione detentiva fa parte delle categorie svantaggiate che le cooperative sociali sono tenute ad assumere nella misura del 30%, servendosi di agevolazioni contributive. Inoltre il Ministero del Lavoro ed il Ministero della Giustizia hanno stilato un protocollo d’intesa volto ad incoraggiare l’attività lavorativa, coinvolgendo anche le Regioni, promuovendo interventi destinati ai detenuti ed agli internati da parte dei Centri per l’impiego. Un ruolo cruciale occupa la formazione, di cui rammentiamo la L. 196/97, cosiddetto “pacchetto Treu” art. 18 e il relativo Decreto attuativo n. 142/98 che regolamenta i tirocini formativi e di orientamento. La L. 381/91, integrata dalla Legge 193/00, c.d. “Legge Smuraglia” e, successivi decreti attuativi, svolge un ruolo determinante nell’attuazione di politiche attive per l’integrazione degli svantaggiati. La legge 56/87 afferma che tutti i detenuti possono essere iscritti in carcere alle liste di collocamento. Durante il percorso detentivo è possibile essere accedere ad un programma di ammissione al lavoro esterno, redatto dal Direttore dell’Istituto attraverso il Capo Area Trammentale  (Educatore) ed approvato dal Magistrato di Sorveglianza. E’ possibile inoltre, in presenza di determinati requisiti, ottenere la Semilibertà che, “consiste nella concessione al condannato e all’internato di trascorrere parte del giorno fuori dall’Istituto per partecipare ad attività lavorative, istruttive o comunque utili al reinserimento sociale” di cui all’art. 48 Ordinamento Penitenziario”.
Una “tazzulella e cafè” può far ritrovare la concordia e la serenità.
                                                             Francesca Accetta
Giurista, Esperta in Criminologia, Psicologia Forense, Assistente di Polizia Penitenziaria, Specializzanda in Professioni Legali presso la Federico II Napoli, inscritta al Foro di Avellino all’albo dei praticanti