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Nadiè presentano il loro album ACQUA ALTA A VENEZIA al MA di Catania

Dovremmo sentirci offesi tutti / come bandiere a mezz’asta”: cantano così i Nadiè in chiusura del loro nuovo disco “Acqua alta a Venezia”, uscito lo scorso 17 febbraio per Terre Sommerse / La Chimera Dischi. Un lavoro le cui canzoni saranno protagoniste del release-party che la formazione terrà sabato 18 marzo al MA di Catania (inizio ore 22.30, ingresso 10 € dopo le 23, a seguire dj set con Antonio Vetrano + renato/g.lo + JJ salafia).
Acqua alta a Venezia” è stato anticipato nelle scorse settimane dal videoclip de “La bionda degli Abba”, che vede protagonista l’attore Massimiliano Rossi (Gomorra, Indivisibili).
Il brano è uno dei dieci che formano un disco rock incentrato sulla rabbia. Un sentimento sempre meno frequentato nella musica indipendente italiana, soprattutto come possibilità costruttiva e disvelante, che qui viene spurgato in dieci canzoni cariche di tensione, alla stregua di flussi elettrici in cui immergersi ed uscire purificati. Dieci istantanee collettive e individuali di un Paese invaso da una marea di amoralità e degenerazione etica che ha superato ogni limite – da cui il significato del titolo – aggredendo anche la cultura e la bellezza.“Acqua alta a Venezia” è un disco cattivo, un lavoro frontale, senza traiettorie oblique, lasciando che siano le metafore cariche di sarcasmo e l’impatto di bpm accelerati, chitarre abrasive, ritmiche incalzanti ed effetti sui pedali a generare una convulsione capace di travolgere l’ascoltatore e amalgamare ogni singolo brano. Non c’è traccia lungo la scaletta che non sia tagliente, anche laddove si fanno largo aperture melodiche o strutture tipicamente pop con ritornelli e strofe corte.

Nadiè raccontano l’acqua alta che ha invaso la nostra Venezia quotidiana, ovvero la coazione a sprofondare sotto il peso di ignoranza, religione, disillusione, scarsa qualità della vita, gioventù fuori controllo, malapolitica e malcostume ma anche rapporti personali fra genitori e figli, amici, amanti all’insegna dell’incomprensione, del silenzio e dello sfilacciamento di ogni legame.

Ciascun episodio è il punto di vista su un luogo geografico, culturale e mentale nel quale “si applaude ai funerali” proprio mentre tutto intorno muore, come cantano i Nadiè nel singolo radiofonico “Solo in Italia si applaude ai funerali”. Ma forse è proprio la rabbia, la consapevolezza e l’esigenza di non arrendersi insita in canzoni come queste ad impedire che alla fine vinca l’acqua alta. E che tutto sprofondi definitivamente.